Garibaldi in Inghilterra

Giovanni Cipriani

Nella primavera del 1864, in seguito alle pressanti insistenze di John Richardson, del Duca George Sutherland Leveson Gower, del membro del Parlamento Charles Seely, dei coniugi Chambers di Liverpool, di Sara Nathan e di Giuseppe Mazzini, il Primo Ministro, il Visconte Henry John Temple Palmerston, dichiarò di essere favorevole ad una visita in Inghilterra del Generale Giuseppe Garibaldi, a condizione che fosse privata e non avesse carattere politico. Deciso il viaggio ne furono definiti i particolari. Un postale della Peninsular Oriental Company sarebbe giunto a Caprera ed avrebbe condotto il Generale a Malta dove un altro bastimento della stessa Compagnia lo avrebbe fatto giungere in Inghilterra.

Il 21 Marzo 1864 il vapore La Valletta gettò l’ancora a La Maddalena e Garibaldi salì a bordo. Lo accompagnavano i coniugi Chambers, i figli Menotti e Ricciotti, il medico Giuseppe Basile, Giovanni Basso, Giuseppe Guerzoni, celebre biografo del Generale e il Signor Sanchez che, però, sarebbe sbarcato a Gibilterra. Il 22 Marzo il vapore giunse nel porto di La Valletta, a Malta ed il 23 Garibaldi riprese il viaggio sul bastimento Ripon, destinato a condurlo in Inghilterra.

Dopo una sosta a Gibilterra, la nave giunse a Southampton il 3 Aprile 1864. Benché piovesse a dirotto una folla impressionante era in attesa di Garibaldi, assieme al sindaco della città. Ovunque erano presenti drappi con i colori intrecciati dell’Italia e dell’Inghilterra. Ricevuto con ogni onore, il Generale, fra due ali di folla, fu condotto in carrozza al Municipio, dove lo attendeva un sontuoso banchetto. Terminata la cerimonia Charles Seely lo ospitò nella sua elegante dimora di Brook House, nell’isola di Wight, dove Garibaldi trascorse alcuni giorni di riposo. In quel luogo ameno vennero a trovarlo il poeta Alfred Tennyson, William Ewart Gladstone, Cancelliere dello Scacchiere, Alessandro Herzen e Giuseppe Mazzini.

Invitato dall’Ammiraglio Seymour, Garibaldi visitò con piacere l’arsenale di Portsmouth. Vi si recò con lo yacht Fire Queen, comandato dal Capitano Scott, un veterano che aveva combattuto a Trafalgar con Nelson. Appena giunto fu salutato da tutti gli ufficiali e da una folla di cittadini. In suo onore era stata allestita una gara di tiro al bersaglio con i nuovissimi cannoni Armstrong, a cui seguì una esercitazione, con manovre a fuoco, di tutta la squadra navale.

L’11 Aprile 1864, in treno, ebbe luogo l’ingresso a Londra. Alla stazione di Nine Elms lo attendevano i membri del comitato per le onoranze, i rappresentanti della colonia italiana, le corporazioni principali della città, con musiche e gonfaloni ed una folla immensa. La carrozza su cui salì procedette con estrema lentezza, stretta da migliaia di persone. A Trafalgar Square la base della colonna di Nelson, fitta di spettatori, come dichiarò Guerzoni, sembrava un piedistallo di statue viventi. La splendida residenza di Stafford House era stata offerta dai Duchi di Sutherland per il soggiorno del Generale e proprio lì giunse faticosamente la carrozza. Per percorrere cinque miglia occorsero sei ore.

Il 12 Aprile erano stati concordati i primi appuntamenti di rilievo. Al mattino, infatti, Garibaldi raggiunse Chiswick, per incontrare Lord Russell, Lord Granville, il Duca e la Duchessa di Argyll e Gladstone. Nel pomeriggio fu ricevuto dal Primo Ministro Palmerston ed il colloquio privato fu eccezionalmente lungo, tanto da protrarsi per un’ora. E’ interessante ricordare che Palmerston parlava correntemente italiano.

Il 13 Aprile Garibaldi visitò l’arsenale di Woolwich ed alla sera partecipò ad un sontuoso ricevimento offerto dal Duca di Sutherland.

Il 14 Aprile il Generale ricevette i delegati della città di Manchester, passò in rivista la Brigata dei Pompieri e, alla sera, assistette alla rappresentazione della Norma di Bellini al Covent Garden, dove fu coperto di fiori.

Il 15 Aprile venne effettuata una gita a Bedford, per osservare il funzionamento di macchine agricole a vapore, di nuovissima concezione.

Il 16 Aprile Garibaldi ammirò il Crystal Palace, capolavoro dell’architetto Joseph Paxton, dove era stato allestito un concerto in suo onore. Il coro era composto da mille voci che cantavano: “O Garibaldi nostro salvator, te seguiremo al campo dell’onor”. Dopo lo spettacolo fu ospite del Primo Ministro Palmerston, che aveva fatto preparare un ricco banchetto nella sua residenza di Piccadilly.

Il 17 Aprile, domenica, il Generale fu ospite nella casa londinese di Alessandro Herzen. Alla riunione conviviale, di carattere intimo, parteciparono Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Antonio Mordini e Giuseppe Guerzoni.

Il 18 Aprile, a Stafford House, dove risiedeva, Garibaldi incontrò i politici francesi Alexandre Ledru Rollin e Louis Blanc, in quel momento a Londra.

Il 19 Aprile fu un giorno di riposo, dedicato alla corrispondenza. Garibaldi ricevette, infatti, un numero impressionante di lettere e biglietti, in gran parte con richieste pressanti di foto con firma autografa.

Il 20 Aprile avvenne il solenne conferimento della cittadinanza londinese nella Guild Hall. Festeggiato da una folla incontenibile, Garibaldi fu condotto alla presenza del Sindaco. Il Town’s Clerk lesse il decreto. “Che l’onorevole titolo di cittadino sia conferito al Generale Garibaldi, come segno di riverenza al più magnanimo e valoroso dei patrioti e gli sia presentato in una scatola d’oro del valore di cento ghinee”. Queste parole furono accompagnate da fragorosi applausi. Garibaldi ringraziò con il suo inglese fluente, celebrando l’Inghilterra come “vero centro della libertà del mondo”, dove nessuno era straniero, “perché in Inghilterra ogni uomo è in casa sua”. Queste parole suscitarono una ovazione ed un banchetto concluse la cerimonia.

Tutto era andato nel migliore dei modi ma il Governo inglese era preoccupato, soprattutto perché alle manifestazioni non aveva partecipato quasi nessun ambasciatore ed in particolare erano stati assenti ed in silenzio i rappresentanti della Francia e dell’Impero Austro-Ungarico, mostrando la massima freddezza. Era opportuno che la visita di Garibaldi si concludesse proprio dopo il conferimento della cittadinanza londinese e fu fatta circolare la voce che il Generale, per ragioni di salute, si stesse preparando alla partenza. La notizia era totalmente destituita di fondamento e, quando giunse alle orecchie di Garibaldi, il Generale si irritò e decise di togliere il disturbo. Non mancarono le reazioni di amici e di estimatori di Garibaldi e lo stesso Governo inglese fu costretto a giustificarsi di fronte all’opinione pubblica. La decisione, però, era ormai presa e Garibaldi comunicò che sarebbe partito il 22 Aprile.

Restava tempo per alcune visite particolarmente care. Il 21 Aprile Garibaldi rese omaggio alla tomba di Ugo Foscolo, a Chiswick, dove depose una corona di alloro in bronzo, sul cui nastro aveva fatto incidere queste parole: “Ai generosi / Giusta di gloria dispensiera è morte / Deposta oggi 21 Aprile 1864 / Dal Generale / Giuseppe Garibaldi”

Successivamente raggiunse Richmond, per salutare Lord Russell e tornò a Londra. Era atteso alla Camera dei Lords e ad una eccezionale cena di pesce al Fishmonger Club, il più esclusivo di Londra.

Il 22 Aprile Garibaldi incontrò il Console Generale degli Stati Uniti, si recò a casa di Giuseppe Mazzini, per salutarlo e ricevette, a Stafford House, l’inattesa e significativa visita dell’erede al trono, il Principe di Galles Edoardo, che aveva espresso il desiderio di conoscerlo. Alle tre del pomeriggio, con una carrozza a quattro cavalli, accompagnato dal Duca e dalla Duchessa di Sutherland e da Charles Seely, passando in mezzo ad una folla fittissima che gridava: ”Non partite Generale. Non partite”, raggiunse Chifden Park, presso Maidenhead, villa magnifica dei Duchi di Sutherland, dove trascorse tre giorni di quiete.

Il 26 Aprile, di buon mattino, in ferrovia, Garibaldi si diresse verso Bristol e deviò per Weimouth dove, con la squadra navale, lo attendeva a pranzo l’Ammiraglio Dacres. Più tardi proseguì per Plymouth, raggiungendo infine Penquite Par, dove incontrò un vecchio amico, il Colonnello John Whitehead Peard, che aveva combattuto con lui, contro i Borbone, nel 1860. Lì trascorse la notte ed al mattino inviò un manifesto alla nazione inglese, invitandola a sostenere maggiormente la causa della indipendenza italiana.

La nave Ondine lo attendeva a Fowey ma, per il forte vento, poté salpare solo al mattino del 28 Aprile. Il 5 Maggio fu raggiunta Gibilterra ed il 9 Maggio il Generale sbarcò a Caprera. Era partito quarantaquattro giorni prima. In Inghilterra aveva ricevuto onori straordinari, era stato accolto con una rara partecipazione emotiva ma, politicamente, non era stato raggiunto alcun risultato concreto.